Tra bilancio e aspettative di due (quasi) ex alunni del GIGLI

Tra bilancio e aspettative di due (quasi) ex alunni del GIGLI

Siamo Alessandro e Meryem due alunni di quinta del Liceo Gigli di Rovato, nonché membri della redazione del Giornalino Gigli: a conclusione del nostro percorso scolastico proponiamo una intervista doppia che riassume i nostri  cinque  anni di frequenza in Istituto e guarda al futuro universitario.

Una breve presentazione 

Sono Alessandro Zanetti e frequento il quinto anno del Liceo Scientifico, indirizzo Scienze Applicate, all’Istituto Gigli di Rovato.

Cosa ti ha spinto ad iscriverti al liceo delle Scienze applicate?

Sicuramente la presenza delle materie scientifiche è stata una condizione necessaria affinché scegliessi questo percorso di studio; la motivazione verso l’indirizzo delle scienze applicate nello specifico è nata dalla presenza nel curriculum dell’informatica, disciplina  di cui sono appassionato,  di un numero di ore di scienze naturali maggiore rispetto al corso di Scientifico tradizionale e dall’assenza del latino.

A 14 anni dover scegliere il liceo da frequentare non è facile e spesso può essere una scelta inconsapevole: se tu potessi tornare indietro, cambieresti qualcosa?

Sicuramente no. Sono consapevole del fatto che un liceo prepari uno studente a proseguire gli studi secondo un ventaglio di possibilità universitarie più ampio; invece gli Istituti tecnici e professionali propongono un percorso  didattico troppo specifico che ne limita le scelte.

Quali sono le discipline che ti hanno attratto maggiormente?

Come ho già detto prima, le materie che più mi hanno attratto sono scienze naturali ed informatica, ma rientrano nei miei interessi altre materie come fisica o matematica che sono risultate importanti nella mia valutazione.

Quali, a tuo avviso sono i pregi e difetti del tuo Liceo?

Un pregio è sicuramente il fatto che la preparazione liceale ti permette di avere un quadro generale di tutte le materie, lasciando il compito e la specializzazione all’università. Tuttavia questo può essere visto anche come un difetto, perché la necessità di prepararsi in diverse materie, spesso molto differenti le une dalle altre, ti suggerisce erroneamente di tralasciare informazioni e di  accantonare materie che non sono di indirizzo..

Ti senti preparato per poter affrontare dignitosamente l’Esame di stato?

Sinceramente non mi sento ancora pronto al 100%, Sono tanti i dubbi sull’elaborato, sul metodo di valutazione, sugli argomenti da studiare per l’esame E sulla stessa procedura che ci vedrà coinvolti a giugno. Comunque mi preparerò su tutti i contenuti delle discipline, ma devo ammettere che l’ansia aumenta man mano che I giorni che mi dividono all’esame diminuiscono.

Di sicuro, molti saranno gli insegnamenti di vita che avrei appreso in questo percorso di studi e che ti sono rimasti impressi. Potresti condividerne almeno uno?

Sicuramente questi anni mi hanno permesso di costruire un mio metodo di studio utile, chiaramente anche per l’università. .E, stilando le cose da fare quotidianamente,  ho imparato a gestire meglio i carichi di lavoro e la preparazione su  argomenti complessi per sostenere interrogazioni e verifiche; ho infine sviluppato un senso critico che sicuramente mi aiuterà non solo all’università, ma anche nella vita, perché è importante formulare  idee originali e saperle avvalorare.Per concludere credo che questa scuola mi abbia realmente portato ad un arricchimento personale, non solo dal punto di vista prettamente nozionistico, ma anche dal punto di vista umano.



Una breve presentazione

Sono Ouajiri Meryem e frequento l’ultimo anno del liceo delle Scienze umane e faccio parte del giornalino da due anni.

Cosa ti ha spinto ad iscriverti al liceo scienze umane?

Probabilmente, il nome del liceo, che può sembrare anche molto ridicolo. Se devo essere sincera, sembra quasi un paradosso,  perché non esiste un liceo in cui si studiano le scienze disumane!

A 14 anni dover scegliere di frequentare non è semplice e spesso può anche non essere una scelta consapevole. Se potessi tornare indietro cambieresti qualcosa? 

Sono felice del percorso che ho fatto e ho scoperto moltissime cose, che non sono in grado di enumerare,  ma che hanno rivelato la parte più autentica di me che non pensavo esistesse. Credo che il liceo delle scienze umane mi abbia insegnato a vedere la vita da prospettive diverse e a non giudicare i fatti così come appaiono, ma a cercare di trovare una spiegazione a quello che succede intorno a me. Probabilmente, la mia scelta non è stata una scelta consapevole perché quando frequentavo la terza media ero intenzionata a volermi iscrivere al liceo scientifico, fino a quando i professori mi consigliarono di frequentare il liceo delle scienze umane. Ho seguito il suggerimento dei miei professori, senza neanche cercare su internet o chiedere a qualcuno quali fossero le materie da studiare. Nell’acquistare il libro di psicologia e nel leggerne il titolo ho scoperto che cosa avrei davvero studiato.. Nel mio immaginario, nelle scienze umane si studiava fisiologia, anatomia, biologia ma non pensavo si studiassero le scienze che riguardano l’ interiorità umana e quindi psicologia, pedagogia, antropologia, sociologia e molte altre. La mia non è stata, quindi, una scelta consapevole, ma poi si è rivelata significativa lungo il mio percorso di studio.

Quali sono le discipline che ti hanno attratto maggiormente?

Sicuramente, le scienze umane che mi hanno permesso di conoscere e di scoprire la complessità della mente e dei sentimenti umani, il latino che molti considerano difficile, ma che a mio avviso necessita solo studio, dedizione e tanta passione, perché è una lingua affascinante con una cultura altrettanto interessante. Mi hanno coinvolto anche discipline come filosofia, storia dell’arte, storia,  letteratura italiana e infine non posso dimenticare le scienze. Posso dire che tutte le discipline mi piacciono.

Come si è rivelata l’esperienza di alternanza scuola lavoro?

Sinceramente penso sia stata un’esperienza non decisiva, da cui però ho imparato che di sicuro non farò la maestra. un’esperienza in cui non mi sono sentita me stessa, in cui non mi sembrava naturale operare.. Presso una scuola primaria mi è stato chiesto di rapportarmi con I bambini, di organizzare alcune lezioni e attività ludiche e di cercare di mantenere l’ordine in classe. Non posso negare che ho gradito la collaborazione di alcuni insegnanti che erano stati anche dei miei insegnanti quando io ero ancora una bambina che frequentava la scuola primaria. Sarà risultato certamente utile per molte ragazze o ragazzi della mia classe che hanno intenzione proseguire i loro studi tenendo in considerazione lavoro in quanto educatore o insegnante, ma per quanto mi riguarda non penso sia di mio interesse.

Cosa pensi di questa nuova modalità d’esame?

 Non mi sarebbe dispiaciuto fare un esame scritto, in particolare la prova di Italiano, perché penso sia importante valutare anche come un alunno sa scrivere’, però non mi dispiace neanche fare un esame orale. Penso che questa nuova modalità d’esame possa giovare molto a coloro che hanno avuto qualche difficoltà nel loro percorso di studi, perché dall’espressione del professore un ragazzo può capire se è nel giusto o se è nel torto. In un esame scritto, invece non è così. Penso di prepararmi facendo un ripasso degli argomenti trattati, cercando di toccare i punti più importanti e i temi affrontati durante l’anno; cercherò anche di organizzarmi per stendere l’elaborato Sono ottimista e confido nel fatto che tutti i miei compagni supereranno la prova.

Come ritieni sia stata l’esperienza giornalino?

Ho sempre voluto far parte di un giornalino, solo che non mi si era mai presentata la possibilità, quando,  all’inizio della quarta superiore,  Mattia, il nostra Bibliotecario mi propose di far parte della redazione. Colsi la palla al balzo, lessi le informazioni e poi decisi di partecipare alla prima riunione del giornalino. Capii subito che era quello che volevo fare: far parte di un gruppo, interagire con gli altri, parlare di articoli, ma soprattutto di scrittura, di libri.Penso che il giornalino sia un’attività importante per chi è timido o timida perché ti può cambiare in positivo, dal momento che il confronto con I tuoi coetanei e con i professori contribuirà a renderti una persona migliore. Il giornalino mi ha anche fornito I primi rudimenti per come comporre un articolo, grazie anche alla magnifica collaborazione con i professori.

Cosa pensi di fare nel futuro?

Sono ancora indecisa, Attualmente sono ancora impegnata in  verifiche e ultime interrogazioni,  come ogni studente. Quello di cui sono sicura è che frequenterò una facoltà scientifica, ma non so ancora, quale di preciso.

Il periodo di DAD sicuramente ha cambiato il modo di fare scuola, quali pensi siano stati I lati positivi e quelli negativi e come hai, effettivamente, vissuto il cambiamento tra la scuola tradizionale?

Ritengo che l’educazione a distanza durante la situazione pandemica si sia rivelata utile, perché ci ha permesso di portare avanti gli argomenti e quindi il programma. D’altra parte, però, come spesso capita, ci sono molti risvolti negativi. Ritengo che nella DAD ci si possa sentire demotivati, talvolta anche meno competitivi, perchè diversamente che in classe l’alunno non ha la possibilità di potersi esprimere e di potersi mettere in gioco. Quello di cui ho sentito la mancanza durante la DAD sono state le relazioni umane, ma in particolar modo non poter vedere in faccia i professori, poter scrutare nei loro occhi. Inoltre contesto l’opinione di  coloro che sostengono che la DAD abbia permesso di non svegliarsi presto, di non prendere I mezzi di trasporto pubblici e, quindi, di non essere affaticati alla fine della giornata. Credo che invece questa modalità abbia annichilito le menti dei giovani. Se ho capito qualcosa in questo percorso quinquennale è che, se si impara qualcosa, lo si impara grazie al confronto,  alla condivisione e  non di fronte a uno schema schermo scuro.

Ouajiri Meryem 5C, Zanetti Alessandro 5A/D

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