Dante nel ‘900: videoconferenza di Corrado Bologna per il settecentesimo anniversario della morte di Dante

Dante nel ‘900: videoconferenza di Corrado Bologna per il settecentesimo anniversario della morte di Dante

In occasione del settecentesimo anniversario della morte di Dante è stata organizzata nel nostro Istituto una videoconferenza, tenuta dal prof. Corrado Bologna, docente alla Scuola Normale Superiore di Pisa, sul tema “Dante nel ‘900”. L’incontro, che si è svolto mercoledì 11 febbraio e destinato alle classi quinte del liceo, si è rivelato un’interessante occasione per cogliere la presenza di Dante in numerosi scrittori del ‘900, che hanno sentito nel poeta fiorentino un modello linguistico e di vita.

Durante la videoconferenza è stato rilevato come sia visibile e diffuso nel ‘900 l’amore per la lingua di Dante di cui si sente la modernità e la potenzialità comunicativa. Così Pascoli è affascinato soprattutto dalla forza espressiva del linguaggio dantesco, per la capacità di evocare il mistero e di esplorare le profondità dell’animo umano; Zanzotto invece riprende il nesso tra linguaggio e nutrimento, come Dante lo aveva enunciato nel Paradiso, con la suggestiva rima “favella: mammella” quasi a dire che la lingua è latte succhiato dalla mamma, dalla balia, dalla tradizione poetica.

Ma ancora più forte è stata notata la presenza del pensiero e dell’esperienza umana di Dante negli scrittori dell’Europa del ‘900 devastata dalle dittature. Emblematico l’esempio di Osip  Mandel’štam, morto il 27 dicembre 1938 nel gulag di Vtoraja rečka, nei pressi di Vladivostok, dove era stato deportato da Stalin per «attività controrivoluzionaria». Nei giorni della fine, del gelo, della fame, traduceva a memoria per i suoi compagni di sofferenza e di morte, Dante, Petrarca e Ariosto. Si era così innamorato, attraverso la Commedia, della «puerilità della fonetica italiana», del suo «bellissimo infantilismo», ma soprattutto aveva eretto Dante a emblema di resistenza, coraggio e umanità in una estrema condizione di disumanità.

E’ stata inoltre ricordata l’esperienza simile di Primo Levi che, senza sapere del suo lontano compagno di dolore nell’Unione Sovietica, in fila per la zuppa di cavolo nero, sarebbe stato disposto a rinunciare all’unico sostentamento del giorno, pur di ricordare i versi del canto XXVI dell’Inferno: come a dire che le parole di Dante avrebbero nutrito più in profondità la sua umanità sfregiata.

E ancora un lungo elenco di scrittori che hanno dialogato a distanza con Dante rendendolo vivo nelle loro opere: T.S Eliot, Caproni, Giudici, Montale  e Ungaretti.

Un incontro molto stimolante che ci ha confermato come sia possibile riconoscere in Dante un’energia esistenziale, una straordinaria capacità di “trovare le parole giuste” per dar corpo alle emozioni che tutti condividiamo, e, al contempo, per dar forma alle idee più alte che si possano immaginare.

Classe 5L Liceo Linguistico

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